William Wegman-“Untitled”, 1999@VitaPicta2026AllRightsReserved
L'opening di mercoledì 18 marzo in Via Tortona 27 ci racconta un percorso fotografico milanese nella sua quindicesima edizione. Girando per gli stand di Superstudio Più, il senso di "Metamorfosi", ispirato ad Ovidio, scelto dalla direttrice Francesca Malgara è apparso subito chiaro: un passaggio continuo tra realtà, artificio e memoria.
Il percorso espositivo di quest'anno si distingue per un rigore filologico d'eccellenza. In questo gioco di rimandi tra l'opera e chi la vive, impossibile non notare “Contemporary Museum Watching” di Alex Trusty. I suoi scatti catturano l’attimo in cui lo spettatore diventa parte integrante dell’opera stessa nei musei di tutto il mondo. È una riflessione colta su come viviamo l'arte oggi: non più solo contemplazione, ma interazione silenziosa.
Alex Trusty- “Contemporary Museum Watching”@VitaPicta2026AllRightsReserved
Tra le visioni più accattivanti, spicca anche l'opera di Hector Zamora, vincitore del Premio BNL BNP Paribas, presentato dalla galleria Albarrán Bourdais. Il suo “Sciame di dirigibili”è un cortocircuito visivo: un volume gonfio e candido che appare incastrato tra le architetture classiche di una Venezia del Canaletto. È un’immagine che resta impressa per la sua capacità di far convivere l’ingombro del moderno con la perfezione prospettica settecentesca.


A sin. Alberica Ferraris al MIA, a des.''Sciame di dirigibili'' di Hector Zamora @VitaPicta2026AllRightsReserved
Alberica Ferraris con la giurata del MIA, Patrizia Sandretto Re Rebaudengo al MIA @VitaPicta2026AllRightsReserved
A questa grande scala di intervento si affianca l’attesa rivelazione di Liu Bolin, presentato dalla Galleria Gaburro. L’artista camaleonte, celebre per la sua capacità di scomparire dentro i paesaggi, ha presentato la sua nuova opera dedicata a Portofino. Vederlo mimetizzarsi tra le tinte pastello delle case liguri e l’azzurro del porto non è solo un esercizio tecnico straordinario, ma un atto di fusione totale con la bellezza italiana.
Liu Bolin-''Portofino''@VitaPicta2026AllRightsReserved
Accanto a questa analisi del presente, si inserisce la ricerca sulla memoria di Nicolò Quirico, presentato dalla galleria Federico Rui Arte Contemporanea. Le sue opere sono vere e proprie architetture di carta: collage di pagine di libri d’epoca e ritagli di giornali che diventano la trama su cui si sviluppano vedute urbane. Un lavoro dove la parola scritta non è un semplice sfondo, ma l'anima stessa dell'edificio fotografato, che riemerge attraverso le trasparenze della stampa.

Nicolo' Quirico-''Il Compositore'', 2022@VitaPicta2026AllRightsReserved
Troviamo poi Alexandra Adami con ''Going places, remembering the future'': dove il ritratto si arrende alla visione, volti di donna dagli occhi coperti o semi coperti da maschere con vista. Non è un celarsi, ma un espandersi: il volto femminile diventa il limitare di un orizzonte lontano, trasformando l'identità in una geografia interiore che stupisce.
Alexandra Adami-''Going Places-remembering the future'', 2026@VitaPicta2026AllRightsReserved
Tra i progetti curatoriali più interessanti presentati quest'anno, si distingue quello di Roya Khadjavi sulle opere dell’artista emergente iraniana Farzaneh Ghadyanloo. Il lavoro, intitolato “Choreography of Collapse” ritrae figure appartenenti alla sfera personale dell'artista, familiari e amici, sospese nell'aria in una sorta di caduta libera emotiva. Tra queste, spiccano ballerine che rimandano a un'eleganza onirica, colte in movimenti che sembrano sfidare la gravità e i confini: un omaggio alla libertà del corpo e della memoria che, tra veli e luci soffuse, trasforma il concetto di 'collasso' in un potente atto di poesia visiva e resistenza.
Farzaneh Ghadyanloo- ''Choreography of Collapse''@VitaPicta2026AllRightsReserved
Un momento di pura ironia è offerto da William Wegman con il suo “Untitled”del 1999, presentato dalla Galleria Alta. I suoi iconici bracchi di Weimar, ritratti attraverso l’uso monumentale della Polaroid 20x24, trascendono la natura animale per diventare soggetti antropomorfi, eleganti e quasi surreali. Non a caso, un’opera di Wegman è stata scelta come immagine guida di questa quindicesima edizione.

William Wegman@VitaPicta2026AllRightsReserved
La ricerca di perfezione formale si fa invece scultura negli scatti di Piero Gemelli, architetto della luce. Presente, tra le altre opere, un suo magnetico trittico: due figure femminili che si lasciano andare in un abbraccio, unite da una cerniera. Un dettaglio metallico, quasi sartoriale, che non divide ma suggella l'unione, trasformando l'anatomia in un'architettura di emozioni. L'opera è esposta dalla storica Galleria Frediano Farsetti.
Alberica Ferraris con Piero Gemelli al MIA@VitaPicta2026AllRightsReserved
Piero Gemelli@VitaPicta2026AllRightsReserved
Tra questi e molti altri nomi di rilievo, la quindicesima edizione di MIA ci riconsegna una fotografia audace, colta e profondamente attenta ai cambiamenti del nostro tempo. Milano, in questi quattro giorni, non guarda solo attraverso l'obiettivo: diventa essa stessa l'opera d'arte, dove il confine tra chi guarda e chi è guardato è pura metamorfosi.
''Ulivo greco''-Irene Kung@VitaPicta2026AllRightsReserved
ABCArte@VitaPicta2026AllRightsReserved
Da non perdere.
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